I Vascelli da guerra  

a cura di Alessandro BELLOTTO

 

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La continuazione della guerra

   Gli stati Generali dunque, una volta di più, per potersi confermare nel fiorente traffico marittimo, come già avevano fatto in precedenza contro la Spagna nella guerra per l'indipendenza, ora dovevano nuovamente contrapporsi con la forza, alle velleità dei suoi vicini oltremanica perciò, dopo la battaglia di Dover, l'Olanda, potenziò rapidamente la flotta portando il suo contingente a ben 83 unità da battaglia, più altre 9 unità trasformate in brulotti, oltre s'intende, ad una forte dose di volontà e determinazione.

   Appena seppe che Blake si stava dirigendo verso Nord, Trump non perse tempo e si buttò subitaneamente all'inseguimento della flotta inglese. A questo proposito, nella storia, per la decisione che il grandammiraglio olandese prese durante questo avvio di conflitto, non vi sarebbe nulla da eccepire anzi, tutto sommato, era la sola cosa giusta da fare, visto che i britannici si stavano dirigendo a setacciare il mare del Nord a caccia dei pescherecci; solamente che i sommi dei che popolavano l'Olimpo, ci si misero di mezzo e bisogna pur dire, che Trump, fu davvero sfortunato infatti: dapprima ci si mise Eolo che sospinse un vento gelido e teso e decisamente contrario, per non dire di Nettuno, che infuriò talmente il mare, creando delle condizioni talmente avverse, quel tanto da indurlo a desistere dall'inseguire Blake verso Nord. Così fece dietrofront dirigendosi verso la Manica con l'intento di scontrarsi con la squadra inglese rimasta a sorvegliare lo stretto. Ma ancora una volta fu beffato dalle avversità del vento che lo indusse a tornare al progetto originario e diresse nuovamente la sua squadra all'inseguimento di Blake.

   E qui accadde un imprevisto che Trump non aveva considerato. Se tutto fosse andato secondo i piani non ci sarebbero stati problemi, ma con le inversioni di rotta e le cattive condizioni atmosferiche, egli perse i contatti con le navi dei rifornimenti che seguivano dappresso la squadra; gioco forza, era a corto di viveri. Ciò non significava forzatamente rinunciare alla battuta navale contro Blake tuttavia, paventò l'idea di fare tappa in Norvegia, però correva il rischio che molti uomini disertassero a scapito dell'efficienza delle sue navi. Ma non avendo scelta, intanto, proseguì ancora verso nord. Nel frattempo,  Blake, fu a ridosso dei pescherecci, che nel loro transito trascinavano le reti scendendo dalle Shetland verso sud andando incontro ai branchi di aringhe. Blake in quelle circostanze non ebbe difficoltà alcuna a sbaragliare le poche navi di scorta e fece un ingente bottino di pescherecci. Più di 900 marinai furono fatti prigionieri e molti altri feriti o uccisi. Una volta sequestrati i carichi, Blake rilasciò i marinai con l'ingiunzione di non fare più ritorno in quei siti pescosi.

   Frattanto, la notte del 3 Agosto, mentre la flotta inglese scendeva verso sud, ad alcune navi olandesi, nella semioscurità, parve di intravedere le luci di via dei britannici, tuttavia, dispersi com'erano, non poterono avvisare per tempo Trump. Ma la Storia non ci riporta se anche gli inglesi avessero o meno avvistato le navi nemiche. Il fatto più eclatante di quel momento fu che entrambe le flotte furono investite da una tremenda tempesta. Nel giornale di bordo, Trump, così riporta quei momenti terribili: "... al cadere della notte, si alzò un eccezionale vento di burrasca e aumentò al punto che era impossibile virare di bordo senza che le vele fossero lacerate o ridotte a brandelli o strappate del tutto". All'epoca, un cronista olandese così riportò quel fatto: "Sembrava che il mare scaraventasse le navi sprofondandole in terribili abissi, per poi sollevarle e scagliarle verso le nubi; qui gli alberi venivano sbattuti, là il ponte veniva inondato dalle onde trionfanti. La tempesta si era impadronita delle navi ed era oramai impossibile governarle. Da ogni parte apparivano i segni premonitori di un tragico naufragio."

   Alla fin fine, quando gli elementi si placarono, il Grandammiraglio olandese poté constatare che gran parte della flotta si era dispersa infatti, solo 1/3 di questa era presente all'appello perciò, il lume della ragione lo indusse a fare rientro in patria, dove fu costretto a dare le dimissioni. Era ovvio che gli Stati Generali da cui dipendeva, cercassero un capro espiatorio, così, Trump, non ebbe scelta. L'unica consolazione derivava dal fatto, che le navi provenienti dalle indie, erano illese e si unirono a quello che rimaneva della sua flotta. Nello scorrere delle settimane successive, fortunatamente e quasi alla chetichella, anche le altre navi disperse rientrarono in porto, più a meno fracassate dagli elementi. Tutto sommato, a parte il fallimento dell'impresa, le perdite non furono eccessivamente gravi, eccetto che per la perdita ittica a carico dei pescherecci.

   Dopo questa disavventura, il comando della flotta passò così nelle mani del vice Ammiraglio Witte de With che, fra le altre cose, era malvisto dagli equipaggi, giusto per la sua crudeltà nel gestire la disciplina. Costui, carattere a parte, aveva al suo attivo una lunga esperienza maturata durante la guerra contro la Spagna così, gli Stati Generali gli affidarono la flotta. With, nella sua perfidia, aveva sempre invidiato Trump, ed ora, che finalmente si trovava al suo posto, cosicché, tronfio per la sua nuova carica, non vedeva l'ora di assumere il comando tuttavia, ma quando si presentò sull'Ammiraglia, "il Brederode", accadde un fatto inaspettato: l'intero equipaggio si rifiutò di fare accostare sotto bordo la scialuppa che lo trasportava. A tutti i costi si rifiutarono di farlo salire a bordo anzi, se avesse persistito nel farlo, erano persino disposti a sparargli contro. Un vero e proprio ammutinamento, del quale, a tempo debito, With, pensava di rivalersi. Così, a malincuore, fece ritorno alla sua vecchia nave, "il Prins Willem" per scoprire che l'equipaggio, capitano compreso, si era dato ai bagordi... forse per la contentezza di essersi finalmente liberato del despota.

   Ma anche per de With le cose non andarono meglio. Nel tentativo di bloccare la flotta di Blake ormeggiata a ridosso dei Dowens, l'Ammiraglio olandese si trovò coinvolto: dapprima nelle avverse condizioni del vento che improvvisamente cambiò direzione favorendo le manovre delle navi inglesi e poi, non meno grave, fu quando molti dei suoi capitani si rifiutarono di combattere. Non si sa se ciò fosse dovuto al codardia di fronte al nemico o per una ostentata avversione verso il loro Ammiraglio. Sta di fatti che de With fu costretto a ritirarsi. Una volta in Patria, fu convocata una commissione d'inchiesta per stabilire le responsabilità di ciascuno, ma tra accuse e contro accuse, de With finì col trovarsi da solo contro tutti e poiché le circostanze esigevano un capro espiatorio, egli fu costretto a dare le dimissioni. Insomma: le cose per i paesi bassi continuavano ad andare male.

   Agli Stati Generali, le uniche constatazione che potevano fare dopo sei mesi di guerra contro l'Inghilterra, erano due e cioè: che l'economia cominciava  languire e che lo sconforto non era da meno. Le navi mercantili stazionavano nei porti in attesa di una scorta e il malcontento cominciava a dilagare. Bisognava fare qualcosa. Si! Ma cosa.

   Anche se Maarten Trump era caduto in disgrazia, tutto sommato, molti asserivano che era stato solo per una serie di sfortunate circostanze e che semmai, era lui l'uomo giusto capace di rimettere le cose a posto. Oltremodo, era anche benvoluto dagli equipaggi e per la sua benevolenza, era chiamavano "il nonno".

   Nel preciso momento in cui Trump accettò la nuova carica, non mancò certo di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e scrisse una lettera agli Stati Generali: "... quello che mi riesce penoso e che, dopo essermi battuto con tutte le mie forze al servizio del Paese, al mio ritorno in patria io sia stato costretto a rispondere alle domande insidiose di persone diffidenti e ostili: è inaudito che il Comandante in Capo di una intera flotta, debba giustificare ogni suo minimo atto".

   

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