I Leggendari Clipper
a cura di
Alessandro BELLOTTO

Boston
Tea-Party
Certamente le colonie del nuovo mondo avevano il loro ben daffare per
contenere le sempre maggiori richieste da parte del governo di re Giorgio III ,
l’ultima delle quali fu la tassa sul tè del 1767... Ma prima di arrivare al
fatto del giorno, bisogna fare un breve passo indietro, e risalire verso la metà
del XVII secolo.
A quell’epoca le colonie erano in espansione, di conseguenza anche la
frontiera era in continuo movimento, una sorta di linea mobile che si spostava
verso Ovest al passo con la colonizzazione. Questa naturale caratteristica
rappresentò l’apogeo delle genti che contribuì al successivo concretizzarsi
della storia americana. Ovviamente le sempre maggiori necessità portarono i più
temerari al di là dei monti Appalachi dove il territorio non era di facile
accesso e dove incontrarono e si scontrarono con i nativi: gli indiani
d’america, popolo fiero e selvaggio; per di più, questi nuovi colonizzatori
si trovarono di fronte un’altro ostacolo: i francesi, che a loro volta erano
scesi dal San Lorenzo sino al golfo del Messico. Così, tra queste due comunità
spinte entrambe da necessità e interessi propri, cominciarono i primi scontri
che si trasformarono in una sorta di guerra locale. Finì che le milizie coloniali
si unirono a truppe regolari giunte dall’Inghilterra e sconfissero i francesi
sottraendo loro il controllo del
territorio. Un paio di anni più tardi scoppiò fra Francia e Inghilterra la
guerra dei sette anni che culminò con la pace di Parigi del 1763. Dal trattato
nacque una suddivisione territoriale ovvero: l’estensione di terra tra i monti
Appalachi e il Missisipi passò sotto
la giurisdizione inglese compresa la Florida mentre, il territorio che si
estendeva oltre il Missisipi, cioè tra la Louisiana e le montagne rocciose,
passò sotto il dominio della Spagna. Una volta liberati dal giogo francese, i
coloni non sentirono più il bisogno di protezione. Ma le cose, secondo
l’opinione governativa, non stavano così. Proprio allora la madrepatria stava
puntando l’occhio alle nuove colonie, soprattutto nell’intento di sfruttarle
economicamente e imponendo loro il più rigoroso mercantilismo economico e
politico. Così, Londra, per avvalorare maggiormente la politica imperialista
di accentramento inviò ancora truppe e imponendo
ai coloni di provvedere al loro acquartieramento. Questa nuova politica non trovò
molto sincronismo da parte dei coloni che vedevano così minati i loro interessi
economici, e non solo, ma quando furono imposte loro nuove condizioni sulle
importazioni, legiferate dal parlamento di Londra senza che vi fosse una
adeguata proporzionale rappresentanza, ebbero di che rammaricarsene, perché tutto ciò andava
contro i loro principi anglosassoni, cioè a dire: “nessuna
tassa senza
rappresentanza”.
Un noto avvocato di Philadelphia, John Dickinson, rappresentò
questo principio esponendolo al parlamento di Londra il reclamo di un suo
assistito, ma il cancelliere dello scacchiere del gabinetto, Charles Townshend,
rispose costituendo delle Commissioni Doganali Americane da insediarsi a Boston.
Di fronte all’assolutismo di riscuotere i dazi, i coloni reagirono e vi furono
dei tafferugli un pò ovunque, soprattutto perché il legiferare direttamente
delle tassazioni, lo vedevano come un attentato alla libertà coloniale. Vi
furono dei momenti critici che a volte culminarono anche in sparatorie, come ebbe
luogo il 5 Marzo del 1770 quando i soldati britannici, di certo provocati,
spararono sulla folla uccidendo cinque cittadini. Questo increscioso episodio fu
poi fatto passare per il massacro di Boston. Se non altro servì affinché il
nuovo cancelliere Lord North, successore di Charles Townshend, abrogasse i dazi
imposti ad eccezione del dazio del tè.
Questi antefatti ci portano pertanto
all’annoso problema del tè. Bisogna pur dire che, a suo tempo,
l’approvazione della legge sul tè, fu un tentativo di alleviare le difficoltà
finanziarie della Compagnia delle Indie Orientali, quindi si trattò
dell’interesse legato ad un esiguo gruppo di azionisti a scapito dei tanti e
di tutti i commercianti delle colonie e, non da ultimo, anche a scapito dei contrabbandieri
del settore. Molti radicali giudicavano il mantenimento della tassa
inaccettabile e incostituzionale, così in diverse località e in diversi modi
fu opposta resistenza. A Philadelphia e New York il tè fu rispedito a Londra
mentre a Charleston ne fu impedita la vendita. Il 16 Dicembre del 1773 a Boston
un gruppo di cittadini, travestiti da indiani, assalirono le navi del tè e lo
gettarono in mare. Questa azione passò alla storia come: “Boston Tea Party”
e fu la scintilla di una disputa anglo-americana che avrebbe inesorabilmente
portato alla guerra di indipendenza. Londra non volle accettare un’ulteriore
capovolgimento delle sue politiche e volle dare una dimostrazione di forza,
anche nel timore di perdere il controllo sulle colonie, perché ciò
avrebbe significato cadere nell’oblio. Così il parlamento, condiviso dall’opinione
pubblica britannica, emanò nei confronti della colonia del Massachusetts,
quelle che furono definite delle “leggi intolleranti”, che davano maggiori
poteri all’esecutivo locale, conferendogli a sua volta la facoltà di poter
trasferire a Londra e di essere sottoposti a giudizio, tutti coloro che si sarebbero opposti, ed in fine,
disponendo la chiudere il porto di Boston sino a che non fosse stata pagata una
ammenda per il tè che era andato distrutto. Queste norme restrittive altro
fecero se non creare una coesione e solidarietà fra le colonie, tanto da
portare alla convocazione del primo congresso continentale che ebbe il solo
scopo di deliberare delle norme atte a garantire la loro autodeterminazione. La
miopia politica di re Giorgio III e del governo centrale sfociò nella totale
incomprensione verso le richieste dei coloni, richieste di gran linea modeste, esasperando i rapporti
che sfociarono in un primo scontro armato a Lexington, dando così inizio alla
rivoluzione americana. Il 10 Maggio del 1775 si tenne a Philadelphia il secondo
congresso continentale, nel quale venne autorizzata la costituzione di un
esercito di 20.000 uomini che fu posto sotto il comando del neo promosso,
Generale George Wascington.
Uno
smacco per gli Inglesi
